Psicologia dello sviluppo

I dolori del giovane adulto

giovane adulto

Giovane adulto è un termine recentemente comparso nella psicoanalisi e successivamente introdotto nel vocabolario comune per indicare il periodo della vita che va dalla tarda adolescenza all’età adulta. In questa fase i compiti culturalmente assegnati all’individuo sono la realizzazione professionale e la costruzione di una relazione di coppia stabile.Farvi fronte però non è un’impresa semplice e alla portata di tutti.

Le difficoltà incontrate possono generare una situazione di profondo disagio, se non un vero e proprio blocco evolutivo che rende necessario l’intervento psicologico.

 

La realizzazione professionale

Nella vita lavorativa, lo scoglio più grande da superare per il giovane adulto è quello di compiere delle scelte definitive.  Ad assalirlo possono essere dubbi quali: “Sto facendo la scelta giusta?”, “Sarò all’altezza della situazione?”, “Se sbaglio che succederà?”, “Potrò tornare indietro?”.

Soltanto chi sa chi è, sa anche chi vuole diventare e, se ha una buona stima di sé, trova la spinta a impegnarsi per la realizzazione futura. La stima di sé e l’aspirazione a crescere si costruiscono già in adolescenza e sono fortemente influenzate dal sostegno e dall’apprezzamento da parte delle persone significative della propria vita, quali i genitori e gli insegnanti; fattori importanti sono poi la percezione del proprio aspetto fisico, l’accettazione da parte dei coetanei e la competenza scolastica.

Chi non ha un’identità definita, corredata da una sana autostima,  rimane paralizzato dai dubbi e non riesce ad andare avanti: è più rassicurante rifugiarsi in uno spazio sospeso, dove tutte le vie sono ancora percorribili. Questo può tradursi nella tendenza a evitare o, all’opposto, a collezionare esperienze poco gratificanti, alla ricerca disperata della strada da seguire, in una sorta di ”adolescenza prolungata”.

 

La costruzione di una coppia stabile

Avere un’identità definita permette anche di legarsi agli altri senza il rischio di perdere la propria individualità in una relazione di coppia improntata alla reciprocità e al progetto di generare dei figli. Anche in questo caso risulta fondamentale una storia di legami positivi e rassicuranti con i genitori, che permettano di acquisire un bagaglio di competenze relazionali, di supporto e di cura, spendibili nel rapporto col partner.

Famiglie iperprotettive o iperpermissive creano insicurezza e rendono dipendenti dalle figure genitoriali. La relazione di coppia, qualora trovasse spazio, non sarebbe caratterizzata dalla reciprocità poiché mancherebbe un adeguato bagaglio di esperienze di cura da cui attingere. Di solito in questi casi si cercano nel partner i connotati del proprio padre o della propria madre e non si è pronti a diventare a propria volta genitori perché si  rimane intrappolati nel ruolo di figli.

 

Il ruolo della società

Che ruolo gioca la società nelle esitazioni del giovane adulto?

Nelle società tradizionali la trasmissione dell’attività professionale era “di padre in figlio”. Rituali sociali o cerimonie religiose sancivano bruscamente il passaggio da bambini a uomini, preparati e consapevoli dei propri doveri in quanto membri della comunità.

Anche dopo la scomparsa di rituali e cerimonie, fino a tempi recenti, il mestiere si imparava direttamente dal padre e in un certo senso questa staffetta tra le generazioni era rassicurante.

Con la diffusione delle scuole superiori all’inizio del Novecento, è crollato l’ apprendistato familiare, in casa o nelle botteghe artigiane, ed è nata la necessità di concedere maggiore tempo ai ragazzi per completare il processo di sviluppo, attraverso specifici percorsi formativi.

Nel nostro tempo il passaggio da una fase all’altra si è ulteriormente dilatato e l’acquisizione di autonomia appare notevolmente posticipata. Senza più la mediazione dell’autorità genitoriale, che è andata scomparendo dagli anni Settanta in poi, l’incapacità di scegliere è infatti diventata sempre più dilagante.

A complicare ulteriormente le cose c’è la crisi lavorativa che rappresenta una vera e propria piaga sociale. In Italia, in particolare, il  tasso di disoccupazione rimane più alto della media degli altri paesi europei; inoltre le occupazioni sono spesso temporanee e non favoriscono quel senso di stabilità personale ed economica necessario alla crescita.

Così i giovani sempre più prolungano la loro permanenza a casa dei genitori, rimandando la costruzione di una propria famiglia e l’esperienza della paternità o maternità.

 

L’intervento psicologico col giovane adulto

La psicoterapia può rappresentare per il giovane adulto l’occasione di essere sostenuto nel processo decisionale in vista della costruzione del futuro. L’esperienza del “pensare insieme” ad una persona competente funziona infatti come stimolo a riflettere e a raggiungere una migliore consapevolezze delle proprie paure, dei propri desideri e dei propri obiettivi.

Il primo passo da compiere verso una maggiore definizione e accettazione di sé è individuare l’origine della propria sofferenza. Pertanto spesso risulta fondamentale un lavoro terapeutico che permetta di riconnettere al passato le vicende attuali, di capire cosa ha impedito la definizione della propria identità e la costruzione di una sana autostima creando un intoppo nel percorso di crescita.

L’alleanza e la relazione positiva col terapeuta aiuteranno il giovane a compiere questo percorso difficile e spesso doloroso.

 

Bibliografia

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Psicologa Psicoterapeuta, specialista in Psicologia Clinica. Lavora come libera professionista occupandosi principalmente di giovani adulti.

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